(daniele amadasi) Dopo le polemiche sui ritardi della consegna degli impianti olimpici, sulle dimensioni e misure delle piste da ghiaccio per la disciplina dell’hockey e sui tardivi test event programmati troppo a ridosso del via delle Olimpiadi, il PalaItalia – Milano Ice Hockey Arena di Santa Giulia in zona Rogoredo, ci offre un altro importante spunto di cronaca giornalistica, inerente ai costi di realizzazione.
Premesso che l’impianto privato del PalaItalia, seppur di interesse pubblico, è di proprietà della EVD Milan S.r.l., società immobiliare a responsabilità limitata con sede a Milano appartenente a gruppo multinazionale tedesco CTS Eventim specializzato nell’organizzazione di spettacoli e della relativa vendita dei biglietti attraverso il canale Ticketone, fa specie constatare come dai previsti 170-180 milioni di €uro stanziati per la realizzazione dell’opera olimpica si sia arrivati alla cifra monstre di 270-280 milioni, con un extra costo complessivo di circa 100 M€.
A seguito di quanto già emerso nella valutazione economica della kermesse olimpica di Milano Cortina 2026, sbandierata in occasione dell’assegnazione del 2019 in versione costo zero (considerando che dei 1’400 milioni di €uro dichiarati a budget ben 1’000 M€ dovevano essere finanziati dal CIO ed restanti 400 milioni a carico degli enti locali regionali e provinciali e di sponsor privati), con piena sostenibilità economica e finanziaria, con un solo 10% di strutture mancanti per completare un parco impianti già esistente al 90% (?!), ma poi lievitata di quattro volte arrivando a quota 5,6 miliardi di €uro (di cui 2 relativi alle spese organizzative e 3,6 alle infrastrutture), non dovremmo rimanere stupiti dell’aumento dei costi realizzativi del PalaItalia, anche se a sorprendere sono le modalità con le quali si è arrivati al pareggio della perdita.
Perché con l’immancabile scusa mediatica nazionale politica di dover assolutamente chiudere le opere legate all’evento politico entro la fine dei lavori senza conoscere il significato contrattuale del termine “cronoprogramma” di un cantiere, gli extra costi, di un impianto privato e delle correlate infrastrutture a contorno (quartiere Santa Giulia e viabilità) in tema di progettazioni, bonifiche e realizzazioni, sono stati coperti con soldi pubblici.
Degli attuali 100 milioni di €uro di extra costo per la realizzazione del PalaItalia a livello mediatico si trova traccia dei relativi e specifici finanziamenti pubblici di copertura delle perdite, stanziati in questo caso dal Comune di Milano (60 M€), dalla Stato Italiano attraverso il Decreto Sport (30 M€) e dalla Regione Lombardia (10 M€), considerando che in caso di ulteriori aumenti dei costi si andranno poi a ricercare altri fondi pubblici di enti locali o statali da finanziare per arrivare al forzato pareggio in bilancio.
Conti economici a parte vorrei però soffermarmi su uno dei principali aspetti che rientra nell’organizzare ed ospitare un’Olimpiade, ovvero al fatto di lasciare in eredità un’impiantistica sportiva usufruibile alle società del settore ed agli amatori.
Il dopo Torino 2006 a livello cittadino ha lasciato la ristrutturazione dello Stadio Olimpico “Grande Torino” e del palaghiaccio di Via Tazzoli, la realizzazione del Palasport Olimpico Isozaki e la piena riqualificazione del PalaVela. Oltre a questi benefit impiantistici si sono anche vissute le annose vicende della pista da bob di Cesana San Sicurio e dell’impianto dedicato allo Ski Jump di Pragelato, per una bilancia di chiusura tendente ad un sostanziale equilibrio.
Il dopo Milano Cortina 2026 lascerà spazio in quel di Cortina alle polemiche su bilancio gestionale costi-ricavi della nuova pista da bob (realizzata per 120 milioni di €uro) ed alle reale funzionalità della nuova funivia Apollonio-Socrepas (costata 130 M€) ed a Milano, oltre alla riconversione del Villaggio Olimpico costato 370 milioni di €uro, allo zero assoluto di impianti lasciati in eredità a livello di sport del ghiaccio, considerando i già previsti smantellamenti.
Con questa amara realtà dei fatti soffermandomi sulla sola impiantistica dei palaghiacci partendo dal costo finale di 26 M€ per la realizzazione del nuovo palazzetto di Brunico con due piste ghiaccio per hockey e pattinaggio con dimensioni 30×60 m (oltre a due piste curling) e capienza spettatori di 3’100 posti sedere (aumentabili a 4’000 in caso di concerti) e dei budget di spesa di un nuovo palaghiaccio con singola pista e tribune ad anello per complessivi 15-20 milioni di €uro, segnalo che con i soldi pubblici omaggiati per l’impianto privato del PalaItalia si sarebbero realizzati sul territorio nazionale italiano almeno 5 nuovi palazzetti del ghiaccio, lasciando un segno tangibile e non la sola scia del passaggio della meteora olimpica.
Invece la città di Milano del dopo Olimpiade si ritroverà senza un palazzetto del ghiaccio, in attesa degli sviluppi del bando comunale relativo alla manifestazione di interesse in corso per la riqualificazione dell’abbandonato PalAgorà mediante azionariato misto pubblico privato sulla base del progetto presentato dalla Ice Friends che prevede un investimento di 5 milioni di €uro, una cantierizzazione di nove mesi ed una concessione di uso dell’impianto per i successi 30 anni (2027-2057).
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