(daniele amadasi) La fallimentare stagione dell’HC Bolzano Foxes versione 2025-2026 si è archiviata ieri sera, giovedì 19 marzo 2026, al PalaOnda di fronte al proprio pubblico biancorosso, al termine della gara-5 della rovinosa serie play-off dei quarti di finale dell’ICE Hockey League, l’allargato campionato mitteleuropeo di hockey su ghiaccio made Austria, persa malamente contro gli sloveni dell’Olimpia Lubiana.
Una condanna netta e lapidaria che proprio nel giorno di San Giuseppe mette sul banco degli imputati Dieter Knoll, il Dirigente classe 1952, amministratore delegato societario, indiscusso padre padrone del Bolzano Foxes, già pronto a fronteggiare una primavera caldissima, provando ad uscire, come già successo tante altre volte, dal vortice di delusione che affiancherà a livello temporale lo spazio compreso fra l’anticipata fine della stagione hockeytstica 2025-2026 e l’inizio alias programmazione della prossima avventura hockeystica bolzanina versione 2026-2027.
La precoce eliminazione ai play-off subita per mano dell’Olimpia Lubiana perdendo quattro gare delle cinque di una serie caratterizzata da tre sconfitte interne in tutte e tre le gare disputate al Palaonda, con gara-1 persa all’overtime per 2-3 dopo essere andati sul doppio vantaggio dopo appena 6 minuti dall’ingaggio iniziale, gara-3 persa ancora 2-3 dopo un nuovo doppio vantaggio e con l’umiliante passivo della rimonta con tre reti subite in appena 38 secondi e gara-5 persa 1-4 con due gol subiti nel finale a porta vuota di una gara già compromessa nella dove l’unico biancorosso a crederci sino alla fine è stato il 28.enne goalie canadese Samuel Harvey.
Annotazione che unita anche dalla non eccessiva presenza di pubblico (3’190 gli spettatori presenti ieri sera sulle tribune del palaghiaccio di via Galvani, dopo i 2’802 di gara-1 ed i 3’920 di gara-3 post vittoria esterna a Lubiana in gara-2) che porta logicamente a chiedersi anche il peso e le percentuali delle colpe spettanti al coach Doug Shedden ed al gruppo squadra inteso come coesione di uno spogliatoio guidato dal 31.enne capitano Daniel Frank.
Sensazioni che portano logicamente alla valutazione della coesione fra la linea dirigenziale al comando della società e quella operativa sul ghiaccio, che aveva già iniziato a scricchiolare a dicembre con la scelta di licenziare il coach statunitense Kurt Kleinendorst, rimpiazzato dal primo o quasi allenatore disposto ad accettare un contratto a termine, considerando che personaggi come Tom Pokel si agganciano offrendogli almeno una programmazione biennale.
Una programmazione che in considerazione dei cambiamenti in corso a livello di ICE Hockey League con la ribalta di Graz 99.ers e Klagenfurt, le ascese di Valpusteria e Székesfehérvár, dovrà vedere alla pari dei Red Bull Salisburgo anche il Bolzano Foxes rimettersi subito in piedi senza possibilità di sbagliare un’altra stagione, considerando che unitamente alla cosiddetta copertura delle spalle a livello economico da parte della Sparkasse, ci rivuole un solido manico di comando da testa a piedi o per dirla a livello hockeystico dal caschetto alla lama del pattino, con prolungamento alla paletta del bastone.
Ad oggi ed in mancanza di controinformazioni, al comando della costruzione dell’HC Bolzano Foxes 2026-2027 ci dovrebbe essere ancora Dieter Knoll nella confermata versione di CEO, anche se in città le acque dell’Isarco e dell’Adige sono alquanto agitate ed a livello di rumors sono ritornate in auge le voci che riguardano, a livello di possibili nuove alternative al comando della società biancorossa, l’interesse da parte della Podini Holding (Lillo Spa), storica dinastia imprenditoriale altoatesina fondata dai pionieri Giancarlo e Patrizio Podini, presieduta da Giovanni Podini ed attiva, insieme a fratelli, cugini e nipoti, nei settori turistico ed alberghiero, immobiliare e sportivo, tecnologico e della grande distribuzione con i diversi marchi di AssiSport, DedaGroup ed MD SpA.
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