(andrea scolfaro) Il momento della resa dell’Hockey Club Bolzano Foxes nell’Austria Ice Hockey League 2024-2025 è arrivato ed è stato eloquente: quello in cui ci si inginocchia davanti all’evidenza e si abbassa la testa. Quell’istante fatale di una intera stagione, al minuto 45’57” di gara 5, è arrivato troppo presto. Rispetto a qualsiasi pronostico.
Per il terzo anno consecutivo l’armata biancorossa bolzanina è costretta a cedere il passo agli “odiati” Tori Rossi di Salisburgo, capaci, e questo dev’essere un merito che gli va riconosciuto, di aver avuto bisogno solamente di nove match per agguantare la quarta finale, in altrettante stagioni di Austria Ice Hockey League. Dopo aver liquidato, con uno sweep che resterà clamoroso, i maestri ungheresi dell’Alba Volàn Volan Székesfehérvár, dominatori di buona parte della regular season assieme ai biancorossi, i tre volte campioni consecutivi di questa discussa lega ad invito d’oltre Brennero hanno lasciato solo gara-3 nella ciotola delle Volpi. Il resto, lo hanno chiuso a chiave nella loro fortezza, confidando sul talento, l’astuzia e la buona sorte. Armi affilatissime, se sguainate nei duelli all’ultimo sangue, quelli, per capirci, che si combattono in tempo di playoff.
La semifinale di Ice Hockey League 2024-2025 Red Bull Salisburgo vs Foxes Bolzano rimarrà negli annali dell’allargata lega austriaca per un dettaglio di una perentorietà più unica che rara: in nessuno dei cinque incontri della serie, tra le storiche rivali, i biancorossi sono stati capaci di passare in vantaggio. In nessuno ed in ben quattro circostanze, da gara-2 in poi, la luce nel suo spogliatoio si è accesa solamente quando la squadra si è trovata sotto, in ogni circostanza (è utile ribadirlo, ndr) per 0-2.
Situazione verificatasi anche in gara-5, quella che rimarrà l’ultima uscita della stagione per l’Hockey Club Bolzano e che è risultata quella della dolorosa dismissione.
Nelle cinque circostanze precedenti con i Red Bull Salisburgo, da quella del 2013-2014 (la stagione che segnò l’esordio del Bolzano Foxes nell’allora EBEL austriaca), ai playoff non era mai accaduto un evento analogo, nemmeno in occasione di serie contro Linz, Villach o Klagenfurt.
Nella finalissima dell’aprile 2023, fu memorabile in gara-1 il gol di rapina di Christian Thomas, proprio sotto al settore ospiti ed in gara-2 seguì la decisiva prodezza balistica di Martin Stajnoch. Poi, i Red Bull diedero un’accelerata decisa e sull’1-3 nella serie con il Salisburgo avvenne ciò che i tifosi biancorossi si sarebbero augurati anche venerdì scorso.
Perchè il Bolzano versione 2022-2023, spalle al muro, ricucì lo strappo, affidandosi agli uomini di maggior talento: Matt Frattin, decise gara-5 con un gol spacca cuore al terzo overtime, mentre in gara-6 a spaccare la sfida fu la cosiddetta “linea dei sogni”, composta da Mike Halmo, Dustin Gazley e Brad McClure.
Il twister che risucchiò nel suo malefico occhio colpì sia il goalie del Salisburgo Atte Tolvanen che i suoi compagni di squadra.
Poi, tre giorni dopo, l’inappellabile gara-7 diede ragione ai Red Bull ed ai tifosi salisburghesi, in attesa da cinque anni della “vendetta” per le due EBEL vinte alla Eis Arena davanti alla loro faccia.
Sette match fra Salisburgo e Bolzano furono necessari anche la stagione successiva, 2023-2024, in semifinale. I Foxes andarono subito in avanti nella serie, grazie alla vittoria in Austria con le reti di Connor Ford e Dustin Gazley. Seguì il pareggio ed il sorpasso nella serie dei Red Bull dopo che in gara-3 il Bolzano sperperò un vantaggio di tre reti. Dallo sperpero i biancorossi apparecchiarono la tavola di una possibile nuova finale play-off ribaltando a loro volta la serie sul 3-2 dopo gara-5, grazie al gol, come dimenticarlo, di Dylan Di Perna alla EisArena.
Dopo aver impattato di nuovo al Palaonda, in gara-6, gli austriaci si imposero anche nello spareggio di gara-7 a Salisburgo, deciso dal fantomatico icing non fischiato dalla terza squadra (quella arbitrale, ndr) in campo.
Una serie incredibile, composta da emozioni, gol e spettacolo, di altissimo livello, dove l’equilibrio delle forze in campo è stato sempre un’evidenza impossibile da trascurare.
Da una parte, il talento degli straordinari cavalli di razza che i Red Bull di Salisburgo possono accogliere nella propria scuderia, grazie ad un potere economico che in via Galvani a Bolzano vorrebbero ma non possono avere.
Dall’altra l’essenza dei valori umani. Da quasi un secolo, peculiarità di un team che ha sempre fatto leva sul peso della maglia, l’orgoglio, il senso di appartenenza e soprattutto sul cuore biancorosso. In poche parole, la voglia di superare le difficoltà, laddove altri declinerebbero. Nulla a che vedere con tutto ciò che si è visto, purtroppo per il Bolzano, nella serie di questa stagione.
Difatti ad esclusione della gara-1 vinta dai Red Bull senza particolari patemi, nella serie delle semifinali 2024-2025 i biancorossi non avrebbero meritato di perdere i due match giocati al Palaonda, riuscendo nel caso anche nella mezza impresa di rimettere in discussione l’esito di gara-5.
Ciò che è stato determinante, ai fini della qualificazione alla finale, è stato il netto cinismo con il quale Salisburgo ha sempre saputo orientare la propria bussola verso il porto sicuro della vittoria. Nonostante interi periodi giocati da grandissima squadra, il Bolzano si è sempre trovato nella condizione di dover rimontare due gol di scarto agli avversari. Handicap davvero complicato da annullare, al cospetto di una squadra che ha saputo mostrare pochi punti deboli.
Nel primo tempo di gara-2, un paio di leggerezze difensive sono costati altrettanti break-away ed il doppio vantaggio esterno. Rimontato, dopo abbondante esborso di energie, con Brad Christoffer ma annullato, ad 89 secondi dalla sirena finale, da Simon Bourque. Una montagna di risorse fisiche, vanificate dalla fortunosa rete della vittoria di Peter Schneider, a soli 55 secondi dal termine. Sul cui tiro, Sam Harvey, “il Santo”, viene ingannato sul suo palo dalla fatale deviazione di Jason Seed.
Ciò che ha ulteriormente temprato la già solida struttura della corazzata dei Red Bull è stata proprio quella dose di buona sorte in più che i Foxes di contro non hanno mai avuto in dote dal proprio destino.
I biancorossi, infatti, hanno gettato alle ortiche, in modo irreale, colossali occasioni da rete, lungo tutta la serie. Un ulteriore limite che, unito ad una certa sterilità del power-play, non ha certo procurato loro dei vantaggi. Se aggiungiamo che la gabbia avversaria è stata difesa in modo quasi impeccabile da un gigantesco Atte Tolvanen, il saldo delle differenze tra le due squadre è pressoché completo.
Dopo aver riaperto la serie con l’unica vittoria, giunta proprio alla EisArena e conquistata con un gioco di prestigio di Adam Helewka, il Bolzano ha avuto in canna il proiettile per pareggiarla.
Al Palaonda, il solito 0-2 è stato neutralizzato a fuoco lento, dapprima grazie a Nick Saracino e successivamente con il classico colpo da maestro di Dustin Gazley.
Ad un certo punto, durante il primo dei due overtime, gara-4 sembrava orientata a premiare i bolzanini padroni di casa, capaci di esercitare una pressione risultata quasi insopportabile per l’avversario. Nella circostanza, i Foxes si sono prima visti annullare due superiorità dal penalty killing, poi sbattere in perpendicolare contro il muro sollevato, con un’ulteriore dose di fortuna, da un Tolvanen in grado di salvarsi in modo miracoloso su tre tentativi a colpo sicuro dei biancorossi.
La lettura di gara-5 è stato un canovaccio molto più agile da interpretare per i campioni in carica. Salisburgo avanti 2-0, Brad Mc Clure che la riapre, Scott Valentine che risponde al 3-1 di Benji Nissner. Poi il gol del k.o. di Peter Schneider, arrivato, come anticipato in apertura di questo resoconto, al 45’57” del terzo periodo e che ha sancito il fatidico game over dei bolzanini.
Se riavvolgessimo il nastro della stagione 2024-2025 dell’Hockey Club Bolzano, posizionandolo al termine dell’ottima campagna di rafforzamento messa in atto la scorsa estate, scopriremmo che in molti avrebbero scommesso sulla vittoria finale dei biancorossi. Addirittura, lo scorso agosto, i paragoni con il passato indussero anche i media ad azzardare che questa avrebbe potuto essere: “La miglior squadra di sempre, con l’equipaggiamento e le giuste ambizioni per puntare al bersaglio grosso”.
Il volo pindarico si materializzò davvero. Come dimostrò l’ottimo avvio in Austria Ice Hockey League (23 vittorie e 7 sconfitte), condito pure dal primato europeo stagionale di vittorie consecutive all’overtime (8 su 8). Al culmine del quale, il 15 gennaio scorso, arrivò anche la prima attesa vittoria su Salisburgo per 2-0, grazie al gol in power-play di Tony Salinitri ed all’empty-net-gol di Matt Bradley.
In testa alla classifica di Ice, Foxes Bolzano ed Alba Volàn Székesfehérvársi alternarono più volte. Tanto da far credere che avrebbe potuto essere una squadra non austriaca a subentrare nell’albo d’oro ai tre volte campioni in carica dei Red Bull Salisburgo. Poi, nelle restanti 11 partite di regular season, i maestri magiari sono letteralmente crollati ed un fisiologico calo prestazionale dei biancorossi (6 vinte e 5 perse) è coinciso con una decisa crescita delle due tradizionali rivali austriache: Salisburgo e Klagenfurt, finalmente libere dal giogo rappresentato dal contemporaneo dovere di partecipazione alla Champions Hockey League.
Il resto rimane classificato nell’attualità. Quattro i jolly che l’Hockey Club Bolzano ha avuto in mano all’inizio dei suoi playoff.
Sam Harvey: un portiere in stato di grazia. Adam Helewka, Brad Christoffer e Dustin Gazley: una linea offensiva da urlo e sempre preponderante, nello “storico” delle fasi che contano.
A questi jolly non si può non aggiungere l’impagabile sostegno del Palaonda (103’624 presenze stagionali al PalaOnda, ndr), peculiarità che non avrebbero potuto cancellare del tutto gli inveterati limiti del power-play biancorosso o la dichiarata imprecisione sotto porta. Ma che li avrebbero quanto meno mitigati. Nell’immaginario collettivo, l’inizio dei playoff, con i quarti di finale contro Villach, non ha portato l’auspicato salto di qualità nelle prestazioni biancorosse. Quello che tutti i supporter si sarebbero augurati.
“La squadra migliore di tutti i tempi”, come più di qualcuno l’aveva etichettata, in realtà si è invece portata appresso dalla regular season una pericolosa tendenza a concedere interi periodi agli avversari. Un difetto di fabbricazione, che alla lunga è costata l’uscita di scena anticipata del team di coach Glen Hanlon.
L’ultima analisi della stagione, quella sui singoli, inizia doverosamente proprio dal coach di Vancouver, al quale, gli esponenti dei media di settore addebitano più di una difficoltà nella gestione dello spogliatoio. Motivo che avrebbe spinto il CEO biancorosso Dieter Knoll, ad intervenire in modo deciso, all’interno di esso, alla vigilia dei playoff. Ricavandone una sorta di patto d’onore collettivo. Che, però, non ha sortito gli effetti sperati.
Ai tifosi biancorossi, infine, non sono sfuggiti i passaggi a vuoto con i quali alcuni dei giocatori più rappresentativi hanno marcato le loro prestazioni nella fase decisiva della stagione.
In primis, Matt Bradley. Dopo essersi più che distinto in regular season, il centro 28.enne canadese ha subìto una netta flessione, proprio nel momento meno indicato: quello delle sentenze inappellabili. L’inopportuna perdita dell’equilibrio, con relativa caduta lungo la balaustra, in occasione del raddoppio salisburghese in gara-5, rimarrà la sua inopinata uscita di scena dalla stagione.
Altri protagonisti, comunque, hanno dato l’impressione di non essere riusciti a dare alla causa quanto era nelle loro possibilità. Ma questo deve anche leggersi come un ulteriore merito dei campioni in carica dei Red Bull, capaci di limitare, fin quasi a farli scomparire dal ghiaccio, alcuni dei migliori uomini a disposizione dello staff tecnico biancorosso.
Tolta quella che è stata la linea d’attacco più efficace (quella già decantata di Helewka, Christoffer e Gazley) le altre sono state limitate in modo quasi impeccabile dal talentuoso reparto difensivo dei Red Bull. Si potrebbe spiegare forse in questo modo l’involuzione patita da sniper come Tony Salinitri o Chris Di Giacinto oppure da Daniel Mantenuto come da Luca Frigo.
Il reparto difensivo, invece, ha dato l’apporto che era logico attendersi, a partire dagli stakanovisti, Jason Seed e Cole Hults, proseguendo con l’ottimo Simon Bourque ed il sempre affidabile Scott Valentine, mentre sui portieri, Sam Harvey e Jonny Vallini, miglior ambo della Ice Hockey League, c’è poco altro da aggiungere.
L’Hockey Club Bolzano Foxes 2024-2025 avrà dato insomma l’impressione di essere sulla carta il miglior Bolzano di tutti i tempi, ma obiettivamente ha fallito nel momento decisivo della stagione, quando al tavolo da gioco dei play-off con quattro jolly a disposizione si è visto chiudere in mano e per giunta dal giurato nemico di sempre ..
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