(giovanni zuntini) Nel trionfo dei Carolina Hurricanes a vent’anni di distanza dalla prima storica NHL Stanley Cup l’immagine che ha fatto il giro del mondo è quella temporale di Rod Brind’Amour: capitano nel 2006, e capo-allenatore del 2026.
Continuità all’insegna di Rod Brind’Amour a parte, la seconda Stanley Cup dei Carolina Hurricanes è stata costruita un turno dopo l’altro, fino a trasformarsi in una delle cavalcate più dominanti degli ultimi anni a livello di play-off NHL 2025-2026.
Primo turno: Ottawa Senators spazzata via, con una serie conclusa su 4-0. Nessuna partita giocata da inseguitori, nessun momento di vera difficoltà. Frederik Andersen chiude la porta, Logan Stankoven segna in tutte le gare della serie e Carolina manda subito un messaggio al resto della NHL: questi Hurricanes non sono qui per partecipare.
Secondo turno: stesso risultato, Philadelphia Flyers eliminati in quattro gare. Altra dimostrazione di forza, con la linea composta da Taylor Hall, Logan Stankoven e Jackson Blake che diventa il motore offensivo della squadra, mentre il goalie Andersen continua a garantire sicurezza assoluta tra i pali.
Otto vittorie consecutive nei primi due turni, per iniziare al meglio i playoff, consegnare un dato statistico alla storia dell’NHL ed approdare alla serie della finale della Eastern Conference, contro i Montreal Canadiens.
Serie che parte con i canadesi nel provare a spezzare l’incantesimo vincente di Carolina, aggiudicandosi gara-1, che rimarrà forse l’unica crepa nel percorso playoff degli Hurricanes.
Perchè da quel momento in poi arriva la reazione dei futuri campioni: quattro vittorie consecutive, con le reti all’overtime di Nikolaj Ehlers ed Andrei Svechnikov a decidere gara-2 e gara-3 ed i larghi successi di gara-4 e gara-5 che riportano Carolina alla finale della Stanley Cup, proprio a distanza di 20 anni dalla prima volta datata 2006.
Finale che oppone i Carolina Hurricanes ai Vegas Golden Knights, in una serie che sarà ricordata da tutti.
Le prime quattro partite sono una battaglia continua: rimonte, vantaggi ribaltati, overtime e colpi di scena.
In gara-3 Carolina realizza addirittura quattro reti nell’ultimo periodo ma cade al secondo overtime.
Sotto 2-1 nella serie, Rod Brind’Amour prende la decisione che cambia tutto: affida la porta al 27.enne goalie statunitense Brandon Bussi, back-up di Frederik Andersen, infortunatosi al ginocchio e fuori sino al termine della stagione considerando che in panchina si siederà come nuovo vice portiere il russo Pyotr Kochetkov.
La perdita di Andersen e l’esordio assoluto nei playoff e nella gara-4 che Carolina doveva assolutamente vincere, pare una scelta ai più disperata, ma alla fine risultata fortunata e geniale.
Trascinati dalla straordinaria doppietta di Jordan Staal e proprio dalle parate di Bussi (18 su 21 tiri con un 85,71%) gli Hurricanes vincono in trasferta gara-4 per 5-3 (3-1, 0-2, 2-0) e riprendono in mano la penna per scrivere una seconda leggenda, non smettendo di incidere l’inchiostro vincente e concedendo il bis consecutivo in gara-5 in casa al Lenovo Center di Raleigh nel 4-2 (1-1, 2-0, 1-1) firmato dalla doppietta di Andrei Svechnikov e dall’aumento delle percentuali di parate di Bussi (passato ad un 92,00% con 23 parate su 25 tiri) che vale il primo match-point.
Sesto atto che porta all’epilogo della serie perchè alla T-Mobile di Las Vegas gli Hurricanes si impongono per 3-0 (1-0, 1-0, 1-0) con un gol per tempo a firma di Taylor Hall, Jackson Blake e Nicolaj Ehlers, con il primo shutout in carriera nei playoff di Brandon Bussi autore di 22 parate su 22 tiri subiti, con il capitano Jordan Staal a conquistare a livello personale il Conn Smythe Trophy (premio assegnato al miglior giocatore della Stanley Cup Final) ed a Rod Brind’Amour ad entrare nella storia della Stanley Cup, vinta prima da giocatore capitano e poi da capo-allenatore.
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