Cari lettori appassionati alle vicende del campionato di hockey più bello del mondo, ci eravamo lasciati giusto sette giorni fa con i Boston Bruins che avevano riaperto la Stanley Cup Final 2011 vincendo entrambe le gare casalinghe e quindi si erano portati sul 2-2 nella serie, ebbene oggi ad una settimana di distanza siamo qui per celebrarne il trionfo. La coppa intitolata a Lord Stanley rimane negli Stati Uniti d’America per un altro anno, si sposta solo da Chicago a Boston. Il Canada per vedere una propria squadra conquistarla dovrà aspettare ancora (l’ultimo successo di una franchigia canadese, i Montreal Canadiens, risale al 1993, ndr).
Venerdì 10 giugno i Canucks avevano vinto 1-0 con un minimo gol di scarto, realizzato da Maxim Lapierre, la gara-5 fra le mura “amiche” della Rogers Arena di Vancouver, ma tre giorni dopo, lunedì 13 giugno, non erano riusciti ad imporsi in casa dell’avversario, al TD Garden, fallendo il match-point.
Inoltre in gara-6 il goalie dei Canuck Robert Luongo aveva avuto un’altra delle sue serate “storte”; fra il minuto 05’31" ed il minuto 08’35" del primo periodo si era beccato 3 gol in rapida successione e così coach Alain Vigneault era stato costretto a correre ai ripari sostituendolo con Corey Crawford, ma il match per i Canucks si era definitivamente compromesso e la squadra canadese non era più riuscita a dargli l’esito sperato. E’ finita 5-2 per i Boston Bruins ed inoltre i Canucks hanno perso l’attaccante della seconda linea Mason Raymond, toccato duro dal difensore giallo-nero Johnny Boychuk, finito contro la balaustra e successivamente costretto ad uscire dal rink portato a spalla dai compagni perché non era più in grado di pattinare. Il 25.enne inseparabile compagno di linea di Ryan Kesler si è fratturato una vertebra e se riuscirà a ritornare in attività per il prossimo mese di novembre sarà già una fortuna. A parte le critiche che il G.M. della formazione canadese Mike Gillis ha rivolto a fine partita agli arbitri per non avere punito il fallo di Boychuk con una penalità, il dato più evidente di gara-6 è che il fattore campo si è rivelato ancora una volta determinante ed i Canucks hanno avuto una condotta di gara deficitaria, con gli uomini chiave neutralizzati dalla difesa avversaria e la propria area trasformata in una prateria completamente aperta alle scorrerie degli attaccanti giallo-neri.
Oltretutto la Stanley Cup era presente lunedì sera al TD Garden di Boston, nel caso i Canucks fossero riusciti a vincere in trasferta. Con il senno di poi possiamo dire che era un segno del destino. E’ proprio il caso di dire che l’hanno vista solo con il binocolo! Il campionato più bello del mondo insegna che se vuoi dimostrarti più forte di tutti devi battere nettamente sul campo i tuoi avversari e così hanno fatto i Bruins. Poche chiacchiere inutili e tanti fatti concreti. Ieri sera sono ritornati nella “tana” dei canadesi per la decisiva gara-7 ed hanno rotto “l’incantesimo” del fattore campo.
Robertone Luongo, che in casa aveva sempre fornito prestazioni all’altezza della sua fama e delle sue possibilità, ieri sera ha “ciccato” clamorosamente incassando 4 gol più o meno equamente distribuiti nei tre periodi di gioco, mentre dall’altra parte il cuore della squadra dei Boston Bruins ovvero Tim “capitan America” Thomas è stato ancora una volta estremo baluardo per i suoi, opponendosi efficacemente a tutte le conclusioni tentate dai Canucks e meritandosi per questo il titolo di MVP della serie ed il Conn Smythe Trophy per dei play-off in cui è stato sempre una sicurezza per i compagni di squadra, leader dentro lo spogliatoio e sul ghiaccio, in una parola: determinante. Thomas è stato il portiere che ha fatto registrare il maggior numero di parate nell’intera stagione, il maggior numero di parate nella Stanley Cup Final (238), il primo che ha fatto registrare uno shout-out in trasferta in gara-7 nella storia delle Finali di Stanley Cup ed il più “vecchio” a 39 anni che si è conquistato il titolo di MVP. Serve altro? Quasi sicuramente concluderà questa fantastica stagione aggiudicandosi anche il Vezina Trophy quale migliore portiere, ma sarebbe doveroso, visti i risultati conseguiti.
Ieri sera i Bruins hanno fatto capire allo splendido pubblico della Rogers Arena che non era la loro serata o il loro momento (come titolavano molti cartelli inquadrati dalle telecamere) già allo scadere della prima frazione di gioco, allorquando Patrice Bergeron riusciva a superare Bobby Lu segnando il primo gol della serata, con la complicità di Brad Marchand, un altro dei giocatori determinanti per Boston in questi play-off.
Poi, era proprio Brad Marchand a firmare il raddoppio giallo-nero più o meno a metà del secondo periodo, mentre dall’altra parte Tim Thomas neutralizzava tutti i tentativi degli attaccanti verde-blu. Addirittura al minuto 37’35 della seconda frazione di gioco Patrice Bergeron realizzava uno shorthanded gol che portava Boston sul 3-0 e lì si capiva che i Canucks erano veramente scoppiati. Nei minuti finali del match, quando la squadra di casa tentava di segnare almeno il “gol della bandiera” con l’uomo di movimento in più, la superiorità dei Bruins era completata dall’empty net gol firmato ancora una volta da Brad Marchand, che fissava il punteggio definitivamente sul 4-0.
Vancouver non è stata capace, nonostante tutto il proprio potenziale, di battere gli avversari, specialmente lunedì 13 giugno al TD Garden di Boston quando ha avuto a disposizione il match-point della serie. Al contrario ha rimandato tutto a gara-7, sicura che in casa propria sarebbe stata ancora una volta imbattibile, ma come si suole dire ha fatto i conti senza l’oste. Nel momento più importante della stagione i propri uomini-chiave sono venuti a mancare anche per merito delle “cure continue” riservate loro dagli avversari, mentre al contrario i suddetti avversari hanno sentito che era arrivato il loro momento, se la sono giocata fino in fondo ed hanno vinto. Onore ai vincitori ed ai vinti.
A Vancouver resteranno molti rimpianti anche questa stagione, a Boston invece sarà festa grande per tutti perché dal lontano 1972 la original six del Massachussets aspetta questo momento. Soprattutto sarà festa grande per “nonno” Mark Recchi che a 43 anni suonati potrà così appendere i pattini al chiodo con la terza Stanley Cup in bacheca. Ieri sera l’attaccante canadese, che curiosamente è nato proprio nella Columbia Britannica non lontano da Vancouver, è stato il secondo giocatore dei Bruins, subito dopo il capitano Zdeno Chara, ad alzare al cielo la Coppa e durante una commossa conferenza stampa post-partita ha ufficializzato quello che già da giorni si sapeva: appunto la decisione di ritirarsi dall’attività agonistica.
Riepilogo della Finale di Stanley Cup 2011:
Vancouver Canucks – Boston Bruins serie chiusa sul 3-4 (1-0, 3-2, 1-8, 0-4, 1-0, 2-5, 0-4).
Verdetto: Boston Bruins si aggiudicano la Stanley Cup e sono i campioni NHL 2011.