Verso il decennale di TuttoHockey.com/3: la mia Asiago

(alessandro siviero)  Mi capita spesso di incontrare vecchi amici, ex compagni di scuola, che rimangono letteralmente allibiti quando riferisco loro di occuparmi di hockey su ghiaccio e di scrivere articoli giornalistici per un sito specializzato. Non ci sarebbe nulla di strano se queste persone fossero del paese in cui attualmente vivo, Asiago, ma all’anagrafe il sottoscritto risulta essere nato al Lido di Venezia, una striscia di sabbia tra mare e laguna dove l’hockey su ghiaccio, ahimè, lo conoscono in pochi.

Detto questo potete intuire il motivo dello sbigottimento. Queste persone poi, i miei vecchi amici, passano di solito alla domanda numero due: “Ma come ci sei finito?” (a scrivere di hockey, si intende). A  tale questito rispondo sempre molto volentieri e in modo divertito. Brevemente: sono capitato ad Asiago circa otto anni fa, per motivi di lavoro, dopo aver vissuto trent’anni al Lido. Siccome a qualcosa ci si deve pur affezionare quando si va a vivere in un altro posto ed essendo sempre stato uno sportivo, una delle prime cose che ho fatto, sentendone parlare, è stato andare a vedere una partita di hockey su ghiaccio dell’Asiago.
Inutile dire che, a parte le difficoltà iniziali di riuscire a vedere il disco, mi ha subito colpito l’abilità e la velocità di questi acrobati che si muovevano sul ghiaccio. Stava affiorando una passione. L’interesse cresceva sempre più, erano gli anni delle storiche finali con i Milano Vipers, impossibile non rimanerne affascinati e sempre più legati a questi, per me ancora nuovi, colori giallorossi. Non passò molto tempo che arrivai a TuttoHockey.com. Fu per caso, digitando su un famoso motore di ricerca (non facciamo nomi ma non è difficile intuire) il binomio “hockey ghiaccio”: ed eccolo li, insieme ad altri link scovati dal motore, quello di TuttoHockey.
Trovai il sito completo e interessante, anche se dalla veste grafica (quella di allora, si capisce) poco attraente. Ma una cosa mi disturbò (non entro nel dettaglio ma evidentemente riguardava l’Asiago, che aveva ormai completamente spiazzato la Juventus nelle mie passioni sportive) e così decisi di scrivere all’indirizzo e-mail che veniva indicato per i contatti. Così venni in contatto, appunto, con l’allora capo-redattore ed attuale direttore, Daniele Amadasi, che con il tempo mi fece poi la proposta di collaborare, come referente da Asiago, per TuttoHockey.com, dato che la piazza dell’altpiano vicentina era scoperta. Rimasi spiazzato, non lo nego, ma accettai.
Da allora è stato un crescendo di entusiasmo, di passione, di grandi e di piccole soddisfazioni, di emozioni, non dopo aver superato momenti di grandi incertezze, insicurezze e difficoltà. Sì, perché quando non si conosce a fondo uno sport, come nel mio caso, quando si inizia (adesso fortunatamente penso di cavarmela meglio) si ha spesso il timore di sbagliare, di intervistare un giocatore e non avere le idee chiare su cosa chiedergli o come interpellarlo, aggiungeteci anche le mie precarie abilità con l’inglese-americano, visto che in pochi all’inizio parlano italiano.
Insomma, non è stato facile, ma TuttoHockey.com mi ha sempre dimostrato grande fiducia e responsabilità, devo ammetterlo e volnetieri riconoscerlo. Non è mia intenzione ora ripercorrere tutte le tappe di questi miei anni di collaborazione, ma mi preme ricordare un paio di eventi che resteranno, nel bene e nel male, inchiodati nella mia mente e che TuttoHockey mi ha dato la possibilità di vivere e di raccontare.
Il primo: era il 27 Settembre del 2007, sul ghiaccio dell’Odegar scendevano in campo Asiago e Renon per la prima giornata di campionato. Passano poco più di tre minuti e lo sguardo dei circa 1’000 presenti all’Odegar cade stupefatto sul numero 5 dell’Asiago che, senza che nessuno lo tocchi, crolla al suolo, immobile. Si tratta di Darcy Robinson, 26.enne, difensore dell’Asiago. L’immagine che ancora non riesco a dimenticare è quella della barella, che passa sotto i miei occhi, con la mano di Darcy, priva del guantone, che penzola come se fosse già priva di vita. Da allora Darcy non è più sceso sul ghiaccio dell’Odegar. E’ stato convocato altrove, dove di sicuro gioca in prima linea. Lo avevo intervistato una sola volta, disponibile e pacato, una bella persona!
Il secondo evento non è difficile indovinarlo, basta tornare indietro di una decina di mesi: l’Asiago conquista il suo secondo scudetto. Il primo, quello del 2001, mi era sfuggito di pochissimo, per cui l’emozione per questo trionfo per me è stata unica. Intranuovo, Borrelli, Matteo Tessari, Plastino e ancora Borrelli calano la cinquina che stende il Renon in gara quattro. Un trionfo inaspettato dopo alcuni anni di sofferenze dettate da una politica, poi rivelatasi fruttuosa, di risparmi e di rivalutazione del vivaio. L’immagine di questo trionfo è immortalata per sempre: un autoscatto insieme a Ralph Intranuovo, un giocatore simbolo della rinascita asiaghese e che TuttoHockey pubblicò all’indomani della vittoria. Un trionfo vissuto passo passo con TuttoHockey non solo nella sua versione telematica ma anche in quella “on air”. Collegamenti radiofonici ogni mercoledì sera a commentare i play-off: i difficili quarti col Fassa, le sfide col Valpusteria in semifinale e poi le quattro gare secche contro il Renon. Insomma, che dire, per me TuttoHockey non è più solo una passione, è un pensiero con cui convivo settimanalmente, è un bisogno di esprimermi, di raccontare, di far bene le cose, di impegnarsi per gli altri; è un bisogno di rimanere attaccato a questo mondo di acrobati sul ghiaccio, di top scorer, di power play, di icing.
Auguro a TuttoHockey.com altri 100 anni radiosi come questi 10 appena trascorsi. E a me altrettanti di collaborazione, naturalmente.  Ora i miei vecchi amici uno sguardo a TuttoHockey  ogni tanto ce lo danno, e scusate se è poco per dei veneziani, e sicuramente questo pezzo non gli sfuggirà. Peccato, perché da oggi, probabilmente, non mi chiederanno più di raccontargli questa storia.

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