Qui “A1”: riviviamo le emozioni dell’entisiasmante gara-6 tra Asiago e Valpusteria

C’era proprio tutto lo scoro sabato sera 2 aprile 2011 all’Odegar. C’era il traffico congestionato come a San Siro o all’Olimpico, c’era il pienone, quello delle grandi occasioni, quello delle finali col Milano, col Bolzano, col Renon e ora anche col Valpusteria. Una serata di quelle in cui poter dire: "C’ero anch’io!". Una serata di quelle che non si dimenticano facilmente: tre ore e mezzo di hockey, di urla, di tensione, di agonismo, di rivalità, di equilibrio. Si, c’era proprio tutto.

C’era la televisione, come nel calcio, nella formula uno … no, quel sabato sera, all’Odegar, l’hockey non era da meno di tutti quegli eventi che attraggono milioni di telespettatori. Magari tra qualche giorno tutto torna normale, ma quella sera …. era quella sera, non una sera qualsiasi.
Quella sera c’era proprio tutto. Anche un rigore. Di solito i rigori nelle partite di hockey sono rari, ma quella sera c’è stato anche quello, come se fosse stato messo apposta per fare in modo che non mancasse proprio nulla. E che rigore quello realizzato da Jensen! Di goal così, su rigore, se ne vedono veramente pochi da noi in Italia, eppure,  c’è stato anche quello.
C’è stato un portiere, Stromberg, che è scoppiato in lacrime sul ghiaccio quando gli è passato l’ultimo disco, quello di Intranuovo. Proprio come nel calcio in tv, quando si vedono i giocatori che piangono se perdono una finale (forse Baresi ai mondiali Usa di calcio ci ricorda qualcosa, ndr).
C’è stata una squadra che ha giocato benissimo, una squadra che ha pagato troppo, più del dovuto, il suo conto alla malasorte. Una squadra privata dei suoi due top scorer, Sirianni e Desmet, e del miglior difensore del campionato, Kelly. Troppo, veramente troppo!
Che dire se la sua diretta avversaria avesse perso i fratelli Heinrich el’intramontabile Strazzabosco? Una squadra che ha perso contro la propria dirigenza, incredibilmente incappata in un errore veniale, ma che è costato eccessivamente caro a chi ha corso sui pattini per tre ore e mezzo quel sabato sera all’Odegar. Loro non c’entrano niente, loro ce l’hanno messa tutta, loro sono stati degli "Heroes", come si è letto in qualche striscione apparso sugli spalti della Solar Arena.
Loro, i giocatori del Valpsuteria, la loro finale se la stavano vincendo sul ghiaccio, ma come è possibile perdere uno scudetto così?
Eppure, c’è stato anche quello, sabato sera all’Odegar. Dall’ 1 a 3 al 4 a 3 dopo 91 estenuanti minuti di gioco. C’è stata una squadra che ha perso sì, ma con l’onore delle armi! E poi c’è stata l’altra squadra, quella che ha vinto. Una squadra che in questi play-off ha fatto perdere qualche anno di vita ai suoi supporters. Una squadra che ha saputo sempre risollevarsi nei momenti peggiori, quando ti vien da dire: "Basta, non ce la faremo mai!".
Quel sabato sera, all’Odegar, la squadra che ha vinto, forse, non ha giocato meglio di quella che ha perso, ma come in qualche puntata precedente, ha saputo essere squadra, ha saputo ricompattarsi, ha saputo rimanere lucida fino all’utimo per poi punirti e farti rimpiangere di non aver chiuso la partita quando potevi, quando, ad esempio, eri in 5 contro 3 per 45 secondi.
C’è stata una squadra che ha vinto lo scudetto 2011 perchè ha avuto questo merito: di credere sempre fino in fondo, di credere che le partite si vincono, o si perdono, quando suona l’ultima sirena, non prima. E all’Odegar, quella sera, di sirene ne sono suonate. Ci sono voluti due overtime per decretare la fine di un match che ha fatto di questa finale già un capitolo a sé di storia hockeystica. Ecco, mancava forse solo questo, un po’ di storia: ora abbiamo anche questo. E poi c’è stata una festa, inevitabile quando si vince uno scudetto in casa. Tutti sul ghiaccio a inneggiare e a farsi fotografare con i prorpi beniamini stremati. Ci sono stati anche degli incidenti sugli spalti (o tafferugli, tanto per rimanere nel linguaggio che sentiamo in tv), contenuti, per fortuna, ma ci sono stati anche quelli, perché in una serata così andavano messi in conto: troppo severa la punizione subita dai 200 pusteresi che non hanno mancato a una sola sfida all’Odegar di questa serie di finale. Si può capire, anche loro la loro finale la stavano vincendo, è stata una punizione troppo severa strappargliela di mano in quel modo. I nervi sarebbero saltati a tutti. C’è stato un grande hockey quel sabato sera all’odegar, c’è stato un grande Asiago, c’è stato un grande Valpusteria!

Fonte della foto di copertina: www.asiagohockey.it

 

About The Author

Related posts