L’hockey italiano e la continua mancanza di programmazione

All’indomani della conclusione negativa della spedizione azzurra ai Mondiali 2012 di Top Division disputati a maggio in Finlandia e Svezia, terminati con la retrocessione in Prima Divisione, mi ero ripromesso di fare un articolo sull’abbandono totale della spedizione azzurra, lasciata sola ed in balia dei propri errori. Perché nessun federale italiano o dirigente di peso ha affiancato i giocatori del Blue Team e l’annesso staff tecnico del coach Rick Cornacchia e dei suoi due assistenti Fabio Polloni e Jhon Parco e medico, costituito dal Dott. Sergio Alessio e dai due fisioterapisti Guido Tonelli ed Orlando Volpe. Difatti in aggiunta all’attrezzista Pierluigi Gasser ed all’addetto stampa Massimo Maggi, c’era il solo portavoce Gianfranco Talamini, aggregato alla spedizione con la qualifica di Team Manager e con il massimo compito a fine partita di premiare eventualmente il migliore sul ghiaccio.

La presenza di dirigenti federali soprattutto nei momenti chiavi di un torneo mondiale è fondamentale, per aiutare l’allenatore e sgravarlo di compiti e non suoi; viceversa la mancanza porta al pensare comune d un menefreghismo e disinteresse totale nella spedizione, figlia di nessuno e non di una Federghiaccio che da anni fa finta di non sentire l’input da parte della IIHF per quel che concerne la nascita di una Federazione Italiana dedicata unitamente alle vicende dell’hockey su ghiaccio e non interna ad una generica di sport invernali, a meno che non vogliamo anche noi essere convinti che la messa in scena della Italian Ice Hockey Association sia una cosa reale.

Se all’estero e nell’ambito della IIHF l’Italia non conta nulla, la colpa sarà di qualcuno oppure siamo ancora convinti che l’ammanco economico registrato negli anni scorsi dai bilanci della FISG sia solo colpa di un tesoriere?
Il problema invece siamo noi giornalisti, che continuiamo a credere nelle favole, nello sperare di vedere per miracolo ai Mondiali di Top Division non un arbitro italiano, ma almeno un linesman oppure un semplice segnapunti capace di schiacciare il tasto del gol nel momento giusto. Invece niente, nessun rappresentante italiano, nemmeno del Gruppo Arbitrale.
A fine Mondiale si è svolto anche uno dei diversi Congressi semi annuali della IIHF ed in questo caso, incredibilmente, l’Italia è stata rappresentata. Ma diciamolo a bassa voce, perché nessuno nell’ambito che conta dell’IIHF conosce una persona italiana.
Il Consiglio Direttivo in carica per il quadriennio 2008-2012 diretto dallo svizzero René Fasel, consta di altri 13 membri: il tedesco Horst Lichtner (Segretario Generale), il finlandese Kalervo Kummola (Vice-Presidente), il giapponese Shoichi Tomita (Vice-Presidente), il canadese Murray Costello (Vice-Presidente), il britannico
Frederick Meredith (Consigliere), lo sloveno Ernest Aljancic (Consigliere), lo spagnolo Frank Gonzalez (Consigliere), lo slovacco Juraj Siroky (Consigliere), lo svedese Christer Englund (Consigliere), il russo Alexander Medvedev (Consigliere), lo statunitense Tony Rossi (Consigliere), il tedesco Beate Grupp (Consigliere) e la lussemburghese Monique Scheier-Schneider (Consigliere).
Nella decina di Comitati della IIHF si contano invece quasi otto persone, inclusi i rappresentanti di Francia, Slovenia, Bielorussia, Giappone, Serbia, Ungheria, Spagna, Turchia e Messico ed escluso logicamente uno dell’Italia.

In queste condizioni di disorganizzazione totale, con Federghiaccio e LegaHockey a battagliare su chi deve avere la priorità di pubblicazione di una notizia, è già un miracolo sportivo avere una nazionale che gioca ad anni alterni in Top Division, salendo e retrocedendo dalla Prima Divisione. Nazionale figlia del campionato italiano, incapace di avere novità da anni, con una Serie “A1” finalmente a 10 squadre ma con una Serie “A2” ridotta a sole 8 squadre e ad essere un torneo provinciale simil regionale.
Termini come programmazione, obiettivi e mission sembrano non appartenere al dizionario ed al lessico dei cosiddetti dirigenti del ghiaccio. Nazioni come Francia, Danimarca, Austria, Slovenia e Norvegia negli ultimi anni hanno investito e raccolto i frutti, anche in fatto di immagine portando almeno un loro giocatore in NHL.
Le statistiche dicono che mediamente ogni 11’000 atleti uno approda in NHL; da noi in totale se ne contano quasi 6’000 e facendo un semplice calcolo possiamo dire che non abbiamo mezzo giocatore da NHL o KHL, ma nemmeno uno intero da AHL, DEL o LNA.

Contenti voi, contenti noi che continuiamo a seguire le vicende dell’hockey italiano credendo che sia una cosa serie ed auspicando una volta per tutte che questa obsoleta e miope dirigenza sia ben presto lasciata a casa o spostata a fare danni da altre parti.

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